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Iniziare a fotografare

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Iniziare a fotografare – Era da molto tempo che desideravo parlare delle basi della fotografia. Ricordo che per cominciare a fotografare, ormai quasi 20 anni fa, compravo libri e riviste di settore per documentarmi al meglio.

Oggi purtroppo in giro c’è molta approssimazione. E’ vero che la tecnologia ha reso le cose più facili per i neofiti, togliendo l’onere di fare calcoli approssimativi di angolazioni e distanze, ma le basi della composizione e della luce restano uguali nel tempo.

La fisica della luce non cambia sia che si scatti in analogico, sia in digitale con reflex o smartphone. Per questo mi sento di condividere il frutto dei miei studi e della mia piccola esperienza sul campo con una serie di articoli che trattano gli “Elementi di Fotografia”.
Spero di esservi utile e soprattutto chiaro nelle mie esposizioni.

Quindi cominciamo subito con i primi argomenti!

Luce ed esposizione

Una bella fotografia deve prima di tutto essere esposta correttamente.
Per esposizione, una definizione adeguata potrebbe essere la giusta quantità di luce che colpisce il sensore della fotocamera tale da rendere ben visibili i dettagli delle luci e delle ombre.

Naturalmente la quantità di luce varia secondo l’ora della giornata, le condizioni meteo e altri elementi.

L’esposizione dipende dalla luminosità della scena, se la luce è artificiale o naturale, da quanta luce entra nell’obiettivo e per quanto tempo. Per la precisione, sono in gioco tre fattori.

Ti potrebbe interessare anche questo articolo: Imparare le basi della fotografia – Apertura del diaframma

Sensibilità della pellicola

Prima di tutto il valore ISO. Si tratta di uno standard internazionale che trova le prime applicazioni ai tempi delle pellicole analogiche di grande formato dove indicava la sensibilità alla luce della pellicola.

Un valore alto di numero corrisponde a più alta sensibilità alla luce.

Oggi con le moderne macchine digitali il concetto non cambia, a cambiare è il supporto esposto alla luce. Mentre prima si impressionava una pellicola, oggi la luce colpisce un sensore elettronico digitale che ha praticamente le stesse funzioni.

Ad esempio, una pellicola a 1600ISO, richiedeva pochissima luce per essere esposta correttamente, mentre una pellicola a 50ISO richiedeva una quantità 32 volte maggiore. Stesso discorso può farsi sostituendo la parola pellicola con sensore digitale.

Ne parlo un po’ più nel dettaglio in questo articolo “Imparare le basi della fotografia – ISO”

Apertura

L’apertura è la dimensione del foro nel diaframma dell’obiettivo. Più grande sarà questa apertura maggiore sarà la quantità di luce che passerà attraverso il sensore in un dato tempo di esposizione.

Si può impostare l’apertura manualmente o possiamo lasciarlo gestire al corpo macchina tramite un automatismo.

Oggi per cominciare a fotografare la maggior parte di dispositivi reflex, anche amatoriali, gestisce questi valori in maniera totalmente automatica, semi-automatica (tramite programmi dedicati sulla ghiera stessa) o manuale. Anche molti smartphone di ultima generazione ne sono provvisti.

La dimensione dell’apertura è indicata dai valori F che un tempo, sugli obiettivi a fuoco manuale, erano segnati sopra un anello. Oggi esiste proprio un comando digitale per l’apertura oppure è posizionato sulla ghiera.

Iniziare a fotografare - ghiera

Chiamati stop o diaframmi, i valori F vanno dal più aperto al più chiuso: F/1.4, F/2, F/2.8, F/4, F/5.6, Ff/8, F/11, F/16 e F/22 sono i più comuni.
Aprendo di un diaframma (o stop), da F/8 a F/5.6 per esempio, il foro meccanico nell’obbiettivo della fotocamera si apre maggiormente facendo filtrare più luce.

Chiudendo di un diaframma, da F/8 a F/11, la superficie del foro si dimezza e di conseguenza anche la luce che arriva al sensore al momento dello scatto.

Tempo di esposizione

L’ultimo fattore che determina la corretta esposizione è il tempo che occorre alla tendina dell’otturatore nel corpo macchina per far passare la luce. Anche questo valore è totalmente gestibile in macchina, sia manualmente che automaticamente.

Più lungo è il tempo di esposizione, più luce passerà raggiungendo il sensore al momento dello scatto. I tempi sono indicati in secondi o frazioni di secondi su un display digitale posto solitamente sulla parte superiore della fotocamera o in “live view”.

Iniziare a fotografare - live view e visore lcd

I tempi di esposizione più comunemente utilizzati sono, dal più lento al più veloce: 1″, 1/2, 1/4, 1/8, 1/15, 1/30, 1/60, 1/125, 1/250, 1/500 e 1/1000 di secondo.

In realtà, molte macchine amatoriali o pro, dispongono di velocità intermedie, a passaggi di 1/3 di stop. Oppure dispongono dell’opzione “Posa Bulb” utilissimo in fotografia astronomica e di cui parleremo in seguito.

Come per i diaframmi, anche per i tempi d’esposizione, ogni variazione nella scala raddoppia o dimezza l’esposizione.

Combinazione tempo/diaframma

Durante i primi anni di liceo quando mi spiegarono il concetto di inversamente proporzionale, non conoscevo ancora le macchine fotografiche. Oggi quel concetto calza a pennello con i tempi e il diaframma: all’aumentare dell’uno, diminuisce il valore dell’altro e viceversa.

Ancora meglio, più ampia è l’apertura scelta, meno tempo occorrerà
per esporre correttamente la pellicola (e maggiore sarà quindi la velocità di scatto).

Al contrario, più a lungo l’otturatore resterà aperto, più si dovrà chiudere il
diaframma.

Ognuna delle diverse combinazioni tempo/diaframma produrrà la stessa esposizione. Gli obiettivi con apertura massima molto ampia sono chiamati rapidi o luminosi, e permettono maggiori velocità di scatto.

Esempio: se scattiamo una fotografia in una bella giornata di sole, magari la giusta combinazione per una corretta esposizione sarà, diciamo 1/500s F/8. La stessa esposizione, e quindi sempre la stessa quantità di luce servirà, se utilizziamo un’altra coppia di valori come 1/250s F11 oppure 1/1000s F5.6.

So che all’inizio anche questa piccola operazione potrebbe confondervi, ma vedrete che con un po’ di pratica assimilerete facilmente questi concetti.

Questo concetto in fotografia è chiamato reciprocità o esposizione equivalente.


Se non vi è ancora chiaro, considerate questa analogia. Volete tagliare un tronco di 30cm di diametro e avete due strumenti: un seghetto e una motosega. Col primo ci starete 5 minuti abbondanti, col secondo in pochi secondi lo avrete tagliato.

In questo esempio la larghezza della lama ha fatto la differenza insieme col tempo di taglio, in fotografia li sostituite con diaframma e tempo di esposizione.

Per chiudere questo primo articolo vi parlo velocemente dell’esposimetro. E’ lo strumento incorporato in tutte le macchine fotografiche moderne e ormai anche in tutti gli smartphone, e serve a misurare in maniera molto bilanciata la quantità di luce che serve per la corretta esposizione.

Vi potete affidare completamente all’esposimetro se scattate in modalità automatica, o decidere parzialmente l’esposizione se lavorate in priorità di tempi o diaframma.

Non vi spaventate di questi paroloni, ne parleremo a breve nei prossimi articoli e capirete tutto meglio.

Negli anni sono diventati sempre più affidabili e difficilmente dovrete correggere l’esposizione, a meno di non voler fare qualcosa di creativo.


Bene, al momento vi lascio assimilare questi primi concetti!

Grazie per aver letto questo articolo, restate connessi per i prossimi aggiornamenti.


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