La luce in fotografia

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La luce in fotografia – Da cosa è costituita una fotografia se non da pura luce. Sia essa naturale, artificiale o un buon mix delle due, la “luce giusta” deve essere l’obbiettivo finale di ogni fotografo.

Naturalmente non esiste una luce giusta in generale, ma adatta alle intenzioni del processo creativo del fotografo.

Il segreto sta nel conoscere bene la sua natura e con consapevolezza decidere quando e come utilizzarla.

In base al nostro soggetto sceglieremo la giusta angolazione e il momento migliore della giornata per scattare.

In questa pagina discuteremo dell’intensità della luce, di come fare per misurarla, come poterla controllare e modificare a piacimento.

Il tutto, realizzare i vostri progetti fotografici con assoluta consapevolezza.

Argomenti indispensabili da conoscere per gestire al meglio la luce sono la sua direzione, la sorgente luminosa, la sua qualità e altro ancora di cui parleremo a breve.

La luce che cercavo

Ricordo che quando comprai la mia prima reflex e iniziai a scattare, ormai più di vent’anni fa, non avevo la minima idea di cosa fosse realmente la luce e non conoscevo minimamente le sue caratteristiche.

Certo, all’inizio preferiamo tutti scattare in automatico e magari con luce flash, che tutto risolve. La luce naturale del sole all’inizio ha troppe varianti, ci sembra ingestibile, e quindi bisogna imparare a conoscerla.

Le diverse caratteristiche della luce

Come dicevo sopra, quando scattiamo foto in esterni, a dettare le regole sono gli agenti atmosferici: sole, nuvole, pioggia e anche il chiarore di luna, sono tutti elementi che non possiamo controllare, ma al massimo gestire.

La luce quindi, prende vari nomi in base a queste caratteristiche: abbiamo una luce diffusa, sotto un cielo nuvoloso, cruda e dura quando il sole è alto nel cielo e crea ombre nette, molto scure.

Oppure morbida, quando fotografiamo un soggetto che gode di una luce riflessa in qualche superficie.

La luce più dura

Se la fonte luminosa è un sole nel suo punto più alto, un flash o un faro potente sparato direttamente sul soggetto, allora questo tipo di illuminazione prenderà il nome di luce dura.

Dura perché le ombre che si generano sono solitamente scure, lunghe, dai contorni ben definiti e di conseguenza molto contrastate sia col soggetto che col resto della scena.

www.emanuelecarlisi.it - La luce in fotografia - Luce dura

Inoltre, anche le migliori fotocamere faticano a registrare sui sensori questa forte differenza di luce (in fotografia si definisce latitudine di posa o valore espositivo), perdendo dettagli o sulle ombre o sulle alte luci.

Di contro però, ne guadagnerà la saturazione di tutti i colori della scena inquadrata.

Luce morbida

Di tutt’altra natura invece la luce che viene proiettata da un cielo chiuso e nuvoloso. Ampia e diffusa in tutto il soggetto, questa luce morbida non genera contrasti netti, né ombre chiuse e pesanti e avvolge il soggetto da tutte le direzioni.

Vedremo più avanti che questa tipologia di illuminazione può essere ricreata anche con luce flash o artificiale.

www.emanuelecarlisi.it - La luce in fotografia - luce morbida

Visto che non c’è una fonte luminosa definita, la luce morbida è ideale per i ritratti o per il reportage giornalistico.

Foschia e nebbia

In presenza di questi due agenti atmosferici le fotografie assumono un carattere nostalgico.

La luce che attraversa le piccole goccioline di acqua nell’aria viene filtrata riducendo il contrasto e cambiando i colori che appariranno più tenui e meno saturi.

www.emanuelecarlisi.it - La luce in fotografia - foschia e nebbia

Anche se perdono di nitidezza queste immagini sono ideali per creare un certo genere di atmosfera.

Alcuni strumenti per modificare la luce

Dopo qualche tempo che avevo cominciato a studiare fotografia, ebbi la fortuna di affiancare come assistente un fotografo che si occupava maggiormente di cerimonia.

Fotografavamo per lo più coppie e uno dei miei primi incarichi era quello di far spostare i soggetti in una zona più ombrata e tramite un pannello riflettente indirizzare la luce solare sul soggetto che così facendo assumeva un carattere più morbido.

Dovevo comunque stare attento a non accecarle, puntando direttamente agli occhi!

Questo metodo era molto utile per evitare che la luce diretta del sole generasse delle forti ombre sotto gli occhi, provocando un effetto zombie.

Si può ricreare più o meno lo stesso effetto con un flash in modalità riempimento, con la sola differenza che quest’ultimo genera una luce fredda.

Una versione più soft del pannello riflettente è dato da un altro genere di pannello pieghevole, detto diffusore, spesso bianco, argentato o dorato, che fa rimbalzare la luce in maniera meno decisa.

Ideale durante il sole di mezzogiorno, ad esempio, il suo intervento variava in base a dimensione e colore del pannello e naturalmente dall’orientamento della luce riflessa.

Se non volete spendere molto per questo tipo di accessori, oppure avete un’esigenza immediata, potete costruire in casa un pannello riflettente.

Basta prendere un vassoio da dolci (spesso è dorato, ma ce ne sono anche argentati) ed utilizzarlo a mo’ di pannello.

Se la luce dovesse risultare troppo accecante, applicate su uno dei lati un foglio spiegazzato di carta da forno. Le pieghe fungeranno da diffusori e il soggetto ringrazierà per non essere stato accecato!

Passiamo adesso ad analizzare quelle che sono le direzioni della luce che possono colpire il nostro soggetto.

Luce da sopra

Cominciamo con una fonte luminosa che proviene direttamente dall’alto, come il sole a mezzogiorno in una giornata serena, ad esempio.

Come accennavo sopra, se i nostri soggetti sono principalmente persone, noteremo che la luce dall’alto è molto dura, generando quelle famose ombre scure sotto gli occhi, antiestetiche e da evitare.

L’immagine risulta quindi piatta, senza tridimensionalità e le ombre generate sono scure e corte, senza possibilità di tirar fuori i dettagli.

Fate quindi attenzione a scegliere soggetti migliori per questa tipologia di luce, oppure aspettate un momento migliore della giornata.

Luce di fronte al soggetto

Spesso ci ritroviamo a scattare a favore di luce, ovvero con il sole alle nostre spalle. A prima vista sembrerebbe la soluzione migliore, ma analizzandola bene escono fuori alcuni inconvenienti.

La natura della luce di per sé non è male, soprattutto quella del pomeriggio o del tramonto, ma se il sole è alto in cielo l’immagine risulta un po’ piatta anche a causa delle ombre che vengono proiettate proprio dietro il soggetto.

Inoltre trovandosi il sole di fronte i soggetti umani tenderanno a chiudere gli occhi per proteggersi dai raggi e se si fotografa al tramonto quando la luce è meno impietosa, si rischia di includere nell’immagine anche la propria ombra.

Illuminazione laterale

Quando la fonte luminosa si sposta a destra o a sinistra, la luce crea forti contrasti nell’immagine enfatizzando trame e contorni.

www.emanuelecarlisi.it - La luce in fotografia - Luce laterale

Sebbene non sia il massimo fotografare persone con questa tipologia di luce, risulta invece particolarmente d’effetto con superfici ruvide come i mattoni delle case, o se filtra tra gli alberi di una foresta allungandone le ombre e creando tridimensionalità.

Il controluce

Infine analizziamo l’ultima direzione: il controluce.
Temuto dai principianti perché spesso non hanno i mezzi giusti per gestirlo, il controluce può essere usato in molti modi creativi.

E’ vero che se stiamo fotografando persone e ci servono dettagli sul viso o sul resto del corpo dobbiamo utilizzare un flash di riempimento.

La luce flash dovrà essere molto forte se il controluce è generato durante le ore centrali del giorno o da un grosso faro in studio.

www.emanuelecarlisi.it - La luce in fotografia - Controluce

Tuttavia risulta ideale per generare una forte immagine dai contrasti esasperati, priva di dettagli rilevanti, che in fotografia prende il nome di silhouette.

Con questa luce risulta anche d’effetto fotografare il fogliame colorato in autunno dove il controluce produce un particolare effetto luccicante.

Gestire e modificare la luce

Molto spesso vi capiterà di fotografare soggetti in condizioni di luce non ottimali.

Questo però non vi scoraggi! Fate spostare il soggetto in direzione di una luce migliore, o aspettate (quando possibile) che la luce cambi in meglio.

Esistono anche altri metodi o anche accessori fotografici per modificare la luce secondo le nostre esigenze. Scopriamoli insieme!

Per modificare la temperatura del colore si usano filtri colorati.

Se vi siete persi per poco i colori dell’alba e li volete ricreare al momento, anziché intervenire successivamente in post-produzione, allora un bel filtro ambra da applicare alla lente fa al caso vostro.

Preferite i toni freddi ma state fotografando al tramonto? Nessun problema, basterà applicare un filtro blu chiaro alla vostra lente e otterrete un effetto più neutro, togliendo la dominante calda di colore.

Fate più prove, e scattate sia con che senza filtro per notarne subito la differenza e successivamente con calma decidete quella che più vi piace o che vi è riuscita meglio.

Occhio alle luci artificiali, perché l’effetto di alcuni filtri potrebbe non essere quello desiderato.

Personalmente prima dell’avvento del digitale utilizzavo spesso questi filtri in camera.

Dopo ho semplicemente spostato l’operazione in camera chiara tramite software, ma i risultati sono sempre sorprendenti.

Ricordo che fino a qualche tempo fa era facile reperire filtri creativi che trasformavano, ad esempio, le luci dei lampioni a forma di stella o producevano striature di movimento, o moltiplicavano le immagini come un caleidoscopio.

Se riuscite ancora a trovarli potrebbero essere un passatempo ma ricordate di non esagerare altrimenti le vostre immagini potrebbero risultare noiose.

Filtrare le immagini a nostro piacimento è uno dei tocchi artisti che ci contraddistinguono.

Filtro polarizzatore

Tra i filtri da me più utilizzati, sicuramente il polarizzatore è quello che maggiormente ha fatto la differenza nelle mie immagini, soprattutto in quelle di paesaggio.

Tale filtro, che serve a scurire cieli troppo pallidi bloccando a caso la luce polarizzata che viene riflessa da goccioline d’acqua e dal pulviscolo presenti nell’atmosfera, non è un filtro colorato.

Scattando una foto con un angolo di 30-35° rispetto a un soggetto riflettente, potete eliminare buona parte del riflesso usando un polarizzatore e valutare l’effetto del filtro nel mirino della reflex.

Il filtro riduce o addirittura elimina del tutto i riflessi in particolari superfici e l’effetto più evidente lo si ottiene quando la fonte luminosa forma con l’obbiettivo un angolo di 90°.

E’ davvero efficace anche con superfici bagnate o dipinte e il risultato sono colori più vividi e immagini molto più dettagliate.

Il filtro polarizzatore non è efficace con specchi e superfici cromate perché queste superfici non alterano la polarizzazione della luce.

La migliore tipologia di polarizzatore che esista in commercio è di forma circolare e formata da due vetri, uno fisso e uno mobile che permette alla luce di ridisporsi sugli assi del piano e impressionare così il sensore.

Non altera in alcun modo la messa a fuoco o le esposizioni automatiche, anche se per esperienza a volte è meglio aprire il diaframma di 1/3 di stop per evitare sottoesposizioni.

Filtri ND

Dall’inglese Neutral Density, ovvero filtro degradante a densità neutra, è usato tantissimo da tutti gli amanti della fotografia paesaggistica e di natura sia a colori che in bianco e nero.

In pratica si tratta di un filtro che per metà è grigio e per metà trasparente, dove il passaggio tra le due metà è degradante ed evita così un brusco stacco.

Serve principalmente a compensare zone di luce troppo forte all’interno della stessa scena e viene utilizzato maggiormente per abbassare l’intensità luminosa dei cieli o per ripristinare alcuni dettagli cancellati dal forte bagliore.

www.emanuelecarlisi.it - La luce in fotografia - differenza filtri ND

Basta porre la metà scura sulla parte che vi interessa.

Ne esistono di varie forme e misure, rettangolari o rotondi, ma soprattutto la loro particolarità risiede nel numero di stop di esposizione (valore EV) che riescono ad abbassare.

Esistono filtri 4x, 10x o anche 1000x per fotografie molto particolari che rendono l’acqua come vellutata, quasi fumosa.

Il filtro 4x ad esempio, abbassa di 2 stop la parte interessata dalla zona più scura.

Vi consiglio di provarlo assolutamente, perché è uno degli effetti più difficili da ricreare in digitale.

Filtri per il bianco e nero

Parentesi a parte la meritano i filtri dedicati alla fotografia in bianco e nero.

Per ottenere delle reali differenze nelle tonalità di grigio, è meglio utilizzare dei filtri colorati al momento dello scatto per filtrare una determinata lunghezza d’onda della luce.

Senza entrare in dettagli troppo complicati di fisica della luce, alcuni colori come il blu del cielo, il verde delle foglie e il colore di una bella arancia daranno come risultato una stampa in cui tutto apparirà dello stesso grigio.

Facendo uso, per l’appunto di un filtro colorato è possibile aumentare lo stacco tra i vari elementi rendendo alcune tonalità più scure di altre.

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