Sydney Opera House

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– Sydney Opera House, un po’ di storia –

Un viaggio ti cambia la vita. Da quando l’uomo esiste, la sua voglia di esplorare, di scoprire cose e posti lontani non si è mai arrestata. Anzi, è cresciuta.

La passione per l’ignoto ha portato i grandi uomini verso i confini della terra, verso luoghi sconosciuti a cui dare un nome. Ad una nuova terra da chiamare casa.

Lo sa bene James Cook quando nel 1766, con la sua Endeavour e il suo equipaggio approdò per la prima volta in Oceania, dando così il via alla colonizzazione inglese dell’ultimo continente conosciuto: l’Australia.

Un viaggio in Australia mi ha cambiato la vita due volte.

Mi spostavo per oltre 17.000km, da solo, verso posti sconosciuti, lontano da casa e da affetti sicuri e abbracciavo un’avventura che sapevo quando sarebbe iniziata ma che speravo non avesse mai fine.

Chiunque voglia viaggiare in Australia, e soprattutto voglia andare a Sydney, saprà sicuramente che la sua icona per eccellenza è il teatro dell’opera, meglio conosciuto come Sydney Opera House.

Un po’ di storia

Costruito a metà degli anni ’50 nel distretto di Circular Quay, proprio a ridosso della baia di Sydney, la sua storia turbolenta ha arricchito ulteriormente il suo fascino.

Era il 1954 quando l’allora primo ministro Joseph Cahill parlò alla cittadinanza del bisogno di dare risalto alla bellezza della loro città con un’opera che nel tempo avrebbe portato fama e prosperità.

Due anni dopo, nel Febbraio del 1956, indice un concorso internazionale per la costruzione di un teatro a cui partecipò uno sconosciuto architetto danese Jørn Utzon, che riuscì a presentare le sue tavole poche ore prima della scadenza del bando.

Gli uomini che componevano la giuria dell’epoca erano tutti architetti famosi nel territorio britannico.

Una volta appurata la visione pioneristica del giovane danese furono tutti d’accordo ad affidare a quest’ultimo il progetto ad Utzon.

Il noto giornale Sidney Morning Herald, dedicando spazio a foto e progetto così titolava il suo articolo: “Il controverso progetto di un danese vince il concorso del teatro dell’opera”.

Sebbene Utzon avesse predisposto soltanto un progetto architettonico, nel 1958 arrivò la notizia che il cantiere per l’esecuzione del teatro fosse diretto dall’architetto danese in persona.

Utzon si sentì spiazzato dalla notizia perché non aveva previsto la reale messa in opera del progetto.

C’erano ancora molte incongrueze strutturali e difficoltà pratiche come la costruzione e il peso del tetto a forma di conchiglia.

E fu così che insieme alla società di ingegneria Arup, Utzon realizzò plastici e calcoli matematici, utilizzando persino uno dei primi computer per ricercare una soluzione che avesse sorretto il peso delle vele.

Sembra quasi una leggenda metropolitana quella che vede Utzon sbucciare un’arancia e avere la giusta idea per risolvere il problema del tetto.

Passando da uno studio della forma parabolica e poi ellissoidale, il successo fu scoprire che i gusci potevano essere ricavati tagliando la superficie di una sfera.

Nel 1965 alcuni cambiamenti ai vertici della politica del New South Wales portarono Davis Hughes a diventare ministro delle infrastrutture.

Definito da molti addetti ai lavori come uomo senza interesse per l’arte l’architettura o l’estetica, Hughes cominciò ad interferire parecchio col lavoro di Utzon.

Le incomprensioni presero vita anche a causa dei costi di realizzazione che stavano sforando di parecchio il budget intero dell’opera.

Architetti, costruttori e ingegneri furono costretti a redigere periodicamente rapporti di spesa per la realizzazione dell’opera.

L’ingerenza da parte del governo arrivò anche a dettare i nomi delle società che dovevano continuare i lavori, tagliando fuori le precise scelte dell’architetto danese e del suo entourage.

Le tensioni con gli uomini di governo raggiunsero l’apice nel 1966 quando Utzon stava lavorando insieme a Ralph Symonds per definire gli interni dell’opera.

Hughes accolse male le richieste dei due arrivando a tagliare i fondi al progetto e costringere Utzon a dimettersi.

A mandare avanti i cantieri arrivarono gli architetti Peter Hall, Lionel Todd, David Littlemore e il responsabile ufficiale dello Stato Ted Farmer che conclusero i lavori nel 1973, non senza difficoltà.

L’iniziale costo dell’opera prevista era di 7 milioni di dollari, già una cifra molto alta all’epoca, ma l’andamento dei lavori mise in allerta il governo.

Per sopperire alle ingenti spese dovette indire una lotteria nazionale per la raccolta fondi e scongiurare l’arresto dei lavori.

Alla fine l’Opera House costò quasi 15 volte le spese preventivate in partenza, andando ad incidere anche in termini di manodopera e anni di realizzazione.

Ci vollero, infatti, 14 anni e oltre 10.000 lavoratori per completare i cantieri.

Fu la sovrana inglese Elisabetta II ad inaugurare l’Opera House il 20 ottobre del 1973.

Tristemente Utzon non solo non era presente, ma non venne nemmeno invitato all’evento.

Solo parecchi anni dopo, nel 1999 decise di rimettere piede in Australia per seguire i progetti futuri del teatro dell’opera.

Nel frattempo aveva lavorato bene in altre parti del mondo, e si era fatto un nome di tutto rispetto con importanti committenti.

Realizzç, ad esempio, lo stadio di Gedda in Arabia Saudita nel 1967 e il Museo Naturale della città di Skagen, in Danimarca.

Il riconoscimento più importante per lui arrivò nel 2003, quando fu insignito del maggiore premio architettonico, il Pritzker, una sorta di premio Oscar degli architetti.

La giuria che lo portò al vertice definì il teatro dell’opera di Sydney come uno degli edifici simbolo del 20esimo secolo.

A ben ragione è un’iconica bellezza conosciuta in tutto il mondo che mette sul palco più di 2.000 spettacoli ed attrae 1,5 milioni di visitatori l’anno.

I giorni di Utzon finirono il 29 novembre 2008, dopo che l’anno precedente l’Opera House di Sydney era entrata a far parte della lista dei patrimoni dell’umanità UNESCO.

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